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Autore Discussione: MADONNA della CATENA – Storia della devozione Villarosana  (Letto 4737 volte)
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« inserita:: 03 Settembre 2006, 15:07:57 »

Tra qualche giorno Villarosa festeggerà la Madonna della Catena ma qual è la storia di questa tradizione?
Abbiamo provato a farne una ricostruzione storica.

Villarosa ha, tra le sue tradizioni religiose più sentite e partecipate, quella in onore della Madonna della Catena. Ogni anno l’8 settembre i devoti, le consorelle e i villarosani abbracciano e circondano la Madonna in un’atmosfera densa di preghiera e amore.
Il culto mariano rivolto alla Madre della Catena è più antico della sua ricorrenza. La festa celebrata ogni anno presso il santuario sito all’ingresso del paese è fondamentalmente recente. L’origine della devozione, per Maria Madre di Dio in quel luogo si perde prima della nascita del paese.
Osservando una cartina della Sicilia è facile notare come la statale in quel punto, quasi un’altura, domini a destra la valle del Morello ed a sinistra lasci campo libero verso il fiume salso. Quel luogo era uno dei punti di confine tra Val di noto e Val d’Imera, che allora rappresentava la suddivisione geografica della Sicilia. A quel tempo Villarosa era quel borgo agricolo dedicato a San Giacomo, defilato rispetto alla Trazzera e quindi punto di sosta dei forestieri in transito. Su questa altura a un chilometro dal paese è stato più volte ipotizzato ci fosse una dogana, un passaggio obbligato, sin dal tardo medio evo dove si pagava dazio per il passaggio da una regione amministrativa all’altra.
In quel luogo oggi sorge una casetta in pietra a secco, probabilmente edificata o istituita ad opera degli spagnoli. Nel tempo, in una nicchia a fianco della porta, venne posizionata una piccola statua della Madonna che guardava alla strada e che serviva a rincuorare i viandanti per il lungo viaggio, ma anche a scoraggiare atti di brigantaggio molto diffusi a quel tempo in luoghi cosi isolati.
Da questa associazione tra luogo e culto mariano nascerebbe la denominazione Madonna della Catena. La catena era fisicamente il mezzo, il simbolo del transito e ne esisteva probabilmente una, ancorata su entrambi i lati della strada che pagato il dazio veniva abbassata. Questa catena doveva essere piuttosto pesante e alta in quanto doveva bloccare il passaggio dei cavalli. Per farsi un’idea  bisogna pensare alla “mossa” del palio di Siena, dove una lunga corda ancorata ad un argano blocca la linea di partenza. Allo stesso modo la catena che delimitava la trazzera davanti alla dogana e alla statua veniva abbassata al passaggio dei viaggiatori. Questa è una spiegazione al perché della denominazione Madonna della Catena.
Ovviamente ci sono anche altre ipotesi ma questa ci sembra quella più affascinante.
Come detto il culto religioso e la devozione arrivano nel tempo. Il paese si sviluppa, la dogana abolita, ma la strada è ancora un punto di passaggio importante e la statua della Madonna rimane li nella nicchia della piccola casa, ancora oggi esistente. Di quella statuetta si sono perse le tracce. Per darvi un’idea secondo alcuni testimoni autorevoli, questa statua arrivata ai giorni nostri, non superava, i 40-60 cm.
Si iniziò, cosi a sviluppare un culto mariano spontaneo. Tutti gli emigranti passando da lì si segnavano e si affidavano a lei per il lungo viaggio. Inoltre i lavoratori delle campagne, la mattina al buio, passavano da lì e quest’icona li sosteneva nel lungo cammino e nelle disumane fatiche dei campi. Il culto nacque senza nessuna imposizione o consacrazione particolare e negli anni si sviluppò in maniera tale da affiancarsi per importanza alla festa del Santo Patrono. Gli emigranti la vedevano come la madre che li salutava prima di prendere il treno. E’ facile ancora oggi in questi giorni di novena incontrarne lungo la strada intenti a fare il viaggio. Forse non hanno più parenti in paese ma per lei tornano anche per un giorno solo.
La festa in onore della Madonna della Catena è recente rispetto a questa storia, ma nasce dall’affermazione di una devozione in festa religiosa riconosciuta. Tutto inizia nel dopoguerra e parte proprio da quel piccolo edificio che sorge accanto all’attuale santuario. Nacque un comitato spontaneo di devoti, questi, forse in ex voto per qualche grazia ricevuta, si impegnarono nel mantenimento di questo culto e nella sua affermazione. Il pellegrinaggio venne affiancato negli anni dalla celebrazione eucaristica, quindi dalla processione che si concludeva a ridosso della casetta dell’Anas. Da notare che la statuetta della Madonna veniva portata in processione sul tetto di un’autovettura. Alla sera quindi tutto si concludeva in una grande festa illuminata dai bivacchi.
Il richiamo di persone di anno in anno fu talmente importante che la tradizionale fiera del bestiame di San Giacomo venne completamente soppiantata da quella svolta proprio in concomitanza dell’8 settembre, festa della Madonna della Catena. Il luogo si prestava meglio e la gente era più libera dal lavoro per dedicarsi al commercio degli animali.
La festa dell’8 settembre richiamava persone, villarosani e tanta preghiera, ma furono molti i problemi per i proprietari dei terreni attorno. I devoti, i forestieri, gli animali sostavano e mangiavano in quei terreni privati senza che nessuno potesse far nulla per impedirlo sino a quando non venne eretta la chiesa. Questi bivacchi erano meta alla della fine festa, il 9 settembre, di bambini alla ricerca di oggetti smarriti, per lo più monete o attrezzi lasciati dai pellegrini e dagli avventori.
Quando la festa venne istituita non esisteva lo spazio del santuario e le celebrazioni si svolgevano all’aperto, attorno all’altura dove veniva posta su un piedistallo la statuetta della Madonna. Oggi le celebrazioni religiose si svolgono all’interno del santuario eretto negli anni ‘60 su un terreno privato che i devoti vollero a tal punto che nel 1973 intervenne il Vescovo. La curia riscattò il terreno dove era sorta la chiesa dai proprietari per 850.000 lire e la diede al culto dei villarosani per sempre senza nessun vincolo. Arrivò il santuario e venne acquistata una nuova statua che sostituì la piccola statuetta della Madonna che venne spostata definitivamente dalla nicchia nella chiesa.
La devozione del paese è tale, ad esempio, che da Villapriolo si parte a piedi di notte per arrivare al mattino dell’8 in santuario per la prima processione. Inoltre i primi tempi, ma anche in epoca recente sono stati gli scout a garantire il supporto logistico alla festa. Negli anni ‘70 i ragazzi di Baden Powell montavano un campo  vero e proprio al servizio dei pellegrini. La grande folla che partecipa alla processione e la grande presenza e partecipazione alla novena sono testimoni di grande devozione, una devozione che si perde nei secoli e ancora oggi ci fa dire,
EVVIVA MARIA

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« Risposta #1 inserita:: 03 Settembre 2006, 20:48:37 »

 Buono! GRANDI!
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« Risposta #2 inserita:: 03 Settembre 2006, 21:27:09 »

secondo me c'è altro
« Ultima modifica: 24 Settembre 2006, 16:01:57 da Rommel » Registrato

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« Risposta #3 inserita:: 24 Settembre 2006, 16:02:32 »

ECCO IL SANTINO CON L'IMMAGINE DELLA MADONNA DELLA CATENA
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« Risposta #4 inserita:: 28 Settembre 2006, 18:54:48 »

avanti così   Buono!
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E' molto meglio osare, ottenere grandi successi sebbene costellati di grandi sconfitte, piuttosto che mettersi alla pari di quei poveri di spirito che non soffrono molto e non vincono molto, poichè vivono in quel grande crepuscolo che non conosce né vittorie né sconfitte.
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« Risposta #5 inserita:: 27 Ottobre 2007, 22:16:58 »

secondo me c'è altro

Voglio soltanto aggiungere una nota, non so se storica e fini a qual punto credibile: il nome "Catena" non deriva dalla Madonna della Catena, ma viceversa. Fino a qualche secolo fa, ma non molti, di lì passava una regia trazzera, impraticabile d'inverno e quando la pioggia cadeva abbondante. Da quel punto si entrava in un territorio d'altro feudatario e questi per fornire una forma di ricompensa ai suoi campieri consentiva che essi esigessero un pedaggio dai rari viaggiatori in transito. Dopo che s'era pagato l'obolo d'obbligo veniva aperta la catena che bloccava la strada. In antichi racconti di qualche tempo fa si parlava di un carcerato che scontata la pena abbia cercato e trovato un  tesoretto in monete d'argento che vi aveva nascosto un altro carcerato che non riuscì ad uscir vivo dalla prigione e che prima che morisse glielo aveva confidato. Altre confuse leggende si sono sentite su quel luogo; un nostro concittadino morto fuori ha scritto una storia in tal proposito, ma non la ritengo credibile e quindi evito di mettere in circolazione storie che non sono suffragate da prove se non certe al cento percento almeno credibili.
Una cosa è incontestabile: accanto alla chiesetta moderna esiste ancora un magazzino un tempo utilizzato dai cantonieri dell'ANAS come deposito. Osservando la piccola costruzione salta agli occhi una discrepanza: i tre blocchi monolitici che formano lo stipite e l'architrave dell'ingresso risultano esagerati rispetto alla pochezza del piccolo edificio. La conclusione che se ne può trarre è solamente quella di considerare che le tre pietre sono il residuo d'un edificio ben più considerevole... Altro non si può arguire, ma di certo c'è che quel luogo avrà una storia a noi sconosciuta.
Ho dimenticato la firma: Osvaldo
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« Risposta #6 inserita:: 28 Ottobre 2007, 09:32:25 »

osvaldo, intanto grazie di aver colto l'invito ad approfondire il breve racconto che apre la storia della catena.
Qaunto da de te esposto è una verità storica per ciò che attiene il transito dalle 2 valli, denominazione territoriale amministrativa, in cui era divisa la sicilia.

Sicuramente il percorso originiario della  regia trazzera,era praticabile in estate sin da epoca medievale, ma non nella direttrice EST, ma verso sud, cioè non era l'attuale trazzera, che se chi è a villarosa vuole verificare,dopo il ponte della stazione verso enna si trova una stradina che simmette dove proprio è indicato il percorso che passava per l'allora calascibetta.
Questo perchè il fiume morello non era guadabile per tutto l'inverno sino a maggio.
inoltre le merce seguivano dei percorsi di cui piuttosto sicuri, che avevano come nodi S.Caterina, per la direttrice sud da Palermo e XIbet per la direttrice Est da Palermo a Catania via Enna, cioè quel tratto di strada non era nei "Real percorsi". Vi rientra invece intorno al 1700, quando probabilmente a seguito del terremoto si cercarono vie di emergenza per sopperire al crollo di alcuni ponti sulla direttrice est, ed ecco che appare un punto sosta, nei pressi di villarosa.
Per cui il fatto che li ci fosse una dogana, un pedaggio, è sicuramente di un epoca medievale, ma direi meglio moderna.
Inoltre non dobbiamo cadere nel tranello storiografico di leggere, quegli spostamenti come i nostri di oggi, la gente non si muoveva molto, quello che viaggiavano erano le merci come grano e altre derrate.....

scusa ho divagato un poco,

per cui tutte le ipotesi vanno bene, la tua tesi sulla presenza di un punto di controllo, chiamiamolo cosi, è certa per cui bene l'intervento.
Sul dettaglio di carattere costruttivo che ci facevi notare, direi che è interessante approfondirlo ma ci vorrebbe un altro forum in quanto li apriamo all'ipotesi. certo è che documenti e testimonianze parlano di  insediamenti importanti di tipo religioso, conventi,  di età medievale o forse moderna, ci sono lettere che parlano di un "opsedale," ,.... ma è un'altra storia...

e poi sul racconto delle monete, anch'io lo conosco..beh che dire se fossero d'oro ci crederei di più ... e poi forse è vero in quanto tra il 1930 e il 32, non ricordo il periodo preciso forse prima, qualcosa venne ritrovato forse nemmeno monete e cosi penso naque la leggenda....

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