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Autore Discussione: Personaggi tipici del passato  (Letto 35386 volte)
cigliazza


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U cani muzzica u strazzatu...


« Risposta #45 inserita:: 28 Settembre 2008, 15:19:24 »

Bellissima storia osvaldo  Buono!
Si parla sempre in tono di scherno del "mare di Villarosa", ma non sapevo che ci fosse dietro questo fatto reale.
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« Risposta #46 inserita:: 28 Settembre 2008, 19:44:03 »

Bellissimo e suggestivo racconto come sempre osvaldo!!!  Buono!  Applauso

Mi chiedo se allora (nel 1948) la porzione di territorio corrispondente all'attuale stazione di Villarosa appartenesse già al comune di Villarosa oppure fu una delle promesse mantenute da Gnaziu, essendo stata tale zona un tempo territorio del comune di Enna?  Insicuro

Non sono informato alla precisione, ma ho sempre saputo che la Stazione e la riva destra del Morello appartiene al territorio di Villarosa. Quindi la denominazione "Lago di Villarosa" è la più logica per il fatto che lambisce il nostro territorio e la cittadina è più vicina al fiume rispetto ad Enna. Quando ancora non c'era lo sbarramento della diga la zona oggi coperta d'acqua (si fa per dire) era una ferace contrada chiamata "a chiana di San Franciscu."
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« Risposta #47 inserita:: 28 Settembre 2008, 20:45:01 »

Non sono informato alla precisione, ma ho sempre saputo che la Stazione e la riva destra del Morello appartiene al territorio di Villarosa. Quindi la denominazione "Lago di Villarosa" è la più logica per il fatto che lambisce il nostro territorio e la cittadina è più vicina al fiume rispetto ad Enna. Quando ancora non c'era lo sbarramento della diga la zona oggi coperta d'acqua (si fa per dire) era una ferace contrada chiamata "a chiana di San Franciscu."

Ecco cosa ho trovato nella sezione "Storia" del sito ufficiale del comune di Villarosa (www.comune.villarosa.en.it):


II territorio di Villarosa si trova nella regione erea nella parte centrale della Sicilia ed è limitato a Nord dal corso del vallone Salito, ad Est dal fiume Morello, ad Ovest dal corso del fiume Salso o Imera Meridionale e da parte della catena collinare delmonte Pampinello, a sud dalla linea ferroviaria Palermo-Catania.

Tali confini furono raggiunti soltanto nel 1937, quando vennero finalmente accolte le richieste fatte sin dal suo nascere dal Comune di Villarosa, che riteneva questi i suoi confini naturali ed il Comune di Enna ced ette ha 1282 di terreno, per cui il territorio passò da ha 4219 a ha 5501.



Per cui nel 1949 i confini comunali erano stati definiti, essendo ha 5501 (55 km²) la superficie attuale del comune di Villarosa.  Buono!

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« Risposta #48 inserita:: 28 Settembre 2008, 20:57:19 »

Mi complimento con Osvaldo e lo invito a "pescare" altre notizie che riguardano la storia dei personaggi di Villarosa
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Sempre contro corrente. E' il solo modo per alzarsi in volo.
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« Risposta #49 inserita:: 29 Settembre 2008, 12:36:09 »

Carissimo Osvaldo sei la nostra spalla portante per i tuoi racconti di mezzo secolo fà, grazie sempre per le tue testimonianze   Grande!
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« Risposta #50 inserita:: 02 Ottobre 2008, 22:21:53 »

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« Ultima modifica: 15 Dicembre 2016, 10:30:22 da osvaldo » Registrato

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« Risposta #51 inserita:: 03 Ottobre 2008, 11:58:25 »

Bravo Osvaldo come sempre, hai mai pensato di scrivere e di rilegare tutte queste storie? Perchè non  facciamo un libro con tutte le storie dei personaggi che sono vissuti a villarosa.
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« Risposta #52 inserita:: 03 Ottobre 2008, 14:22:03 »

Bravo Osvaldo come sempre, hai mai pensato di scrivere e di rilegare tutte queste storie? Perchè non  facciamo un libro con tutte le storie dei personaggi che sono vissuti a villarosa.

Ottima idea niki!!!  Braaavo!
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« Risposta #53 inserita:: 03 Ottobre 2008, 16:21:21 »

Di Momò sono tante le persone mature e gli anziani in particolare che ricordano la figura di questo nostro concittadino. Quanto racconto io sono una parte minima delle sue "sparate".
Osvaldo sei stato bravo a raccontare tutto cio'... continua così...
Ho conosciuto personalmente u Zì Momo' come lo chiamavamo noi carusi , perche abitava di fronte casa dei miei nonni..
E' verissimo tutto quello che hai raccontato su di lui e quando dici delle sue sparate ..
Vi cito quello che ci disse un giorno a me e a mio cugino :
Carusi oggi vi faccio un regalo , vi arrustu  le castagne , andate da vostro nonno e prendete dell'olio .
Noi ovviamente ( carusi ) andavamo dal nonno di corsa dicendo , nonno nonno dacci una bottiglia di olio di oliva ca' u zi momò nava rustiri i castagni... dopo qualche secondo di imbarazzo si concludeva con gran risata da parte di tutti ...

Altro piccolo aneddoto do Zi MOMO' , un giorno  mentre stava passando con l'asino in una via del paese , scorge davanti ad una abitazione  dei pezzi sanitari che dovevano essere sostituiti .. Allora lui senza scomporsi più di tanto così esordì :
TUTTU MI PUTIVA IMMAGINARI NO AVIRI NI STA CASA UN FONDU BATTESIMALI ( riferendosi al lavabo )
« Ultima modifica: 03 Ottobre 2008, 16:53:41 da AWANAGANA » Registrato

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« Risposta #54 inserita:: 26 Marzo 2012, 22:15:11 »

O DA PORTA O DO PURTIDDU…

Qualche giorno fa sono andato al Presidio Sanitario per la prenotazione d’una visita specialistica; Salvatore Maisano mostrava qualche difficoltà a trovare una data libera, quando lo sentii mormorare fra sé: - O da porta o do purtiddu…
M’aspettavo il seguito del detto e lo invitai a continuare, ma mi rispose che intendeva dire solamente che si sarebbe trovata una soluzione in un modo o nell’altro.
Mi fece gran meraviglia che un’espressione quasi centenaria sopravvivesse ancora fra i giovani, anche se incompleta.
Da gran tempo è stata mia intenzione portare a conoscenza dei cittadini il motto in questione, ma mi appariva quasi superfluo dal momento che lo consideravo già decaduto.
Salvatore m’ha fatto ricredere e la circostanza oggi m’induce a trattarne.
Spesso quand’ero ragazzo nei casi in cui ci si aspettava una risoluzione a un pur piccolo problema sentivo ripetere con una punta d’ironia : - O da porta o do purtiddu a vo nnesciri u furmintiddu.
Non capivo il nesso fra la situazione e il detto e quindi chiesi delucidazione, come di solito, a mio padre.
L’espressione era nata a seguito di un fatto di cronaca accaduto una ventina d’anni prima, che per l’indigenza dei tempi di guerra fece molto scalpore.
Don Peppino Profeta, sindaco di Villarosa prima e dopo il Fascismo,  in società col fratello don Filippo, erano i più grossi commercianti di frumento del paese.
Gli agricoltori, trattenuta a casa la mangia che era la quantità di grano che potevano consumare in famiglia fino al nuovo raccolto, al momento in cui il prezzo del grano era ritenuto adeguato, lo portavano a vendere dai Profeta.
L’annata in cui avvenne il fatto fu favorevole agli agricoltori tanto che il grano a stento  poté essere contenuto nei depositi; così veniva creato un grande quadrato formato dai due lati d’un angolo del locale e da altri due serrati con sacchi zeppi di grano; dentro si formava un gran cumolo,  a timugna, che aumentava man mano che arrivava nuovo frumento. Quando poi il mucchio aumentava di volume, per non farlo debordare, si aggiungevano altri sacchi colmi sui due lati aperti.
Era uno spettacolo vedere quel ben di Dio, esposto alla vista di quanti passando vi gettavano ingorde occhiate.
I primi a volerci mettere le mani ovviamente erano gli uomini di fatica che non riuscivano a sfamare come dovuto i figli col misero salario che percepivano. Vari cittadini stuzzicavano in vari modi quei poveretti che stavano vicini al grano: potevano toccarlo, desiderarlo, ma non potevano portarsene a casa nemmeno qualche pugnetto, per fare a cuccì ppi Santa Lucì.
Fra questi vi era Cola A., molto noto in paese perché sempre in giro a faticare e vivente ancora ai tempi della mia prima giovinezza. Questi, forse perché già pizzicato  per furto, era il maggior tormentato dai paesani che lo provocavano; a costoro egli rispondeva con una certa stizza:
 - Àiu l’ucchi chini e i manu vacanti.
I fratelli Profeta erano ben consci di quei naturali desideri ma non potevano far nulla di più: quel grano l’avevano pagato al prezzo giusto. Così erano attivi nel tenere le chiavi di particolare sicurezza alla cinta e a non lasciarle in mano ai dipendenti di maggior fiducia nemmeno per un attimo.
A timugna s’alzava sempre più ed era arrivata a qualche metro da una finestrella, purtiddu, munita da una solida grata in ferro. Questa circostanza tranquillizzava i due fratelli, all'oscuro della circostanza che qualcuno con gli occhi prendeva le misure all’intreccio delle sbarre di ferro.
Una mattina si sparse la voce che Cola A. era stato arrestato durante la notte.
Scassà un paisi. Tutti volevano sapere cosa era successo di preciso; le notizie era scarse e contraddittorie. Se in un crocchio qualcuno faceva una ipotesi, essa passava all’altro più prossimo come una certezza che però aveva ben poca durata. Verso mezzogiorno si poté ricostruire nei particolari l’accaduto.
A Cola dopo una lunga giornata di fatica a scaricare, portare o bìlicu i sacchi di frumento, caricarli ad uno ad uno sulla schiena e, salendo su per l’asse ripida di legno, andare a svuotarli in cima a la timugna, gli toccava di fare in proprio un lavoro straordinario nel pieno della notte.
Egli aveva calcolato che attraverso il vuoto quadrato tra la sbarre do purtiddu poteva far passare u cuppinu da pasta: quindi lo legò per il manico ad una canna e fu pronto per la paziente missione notturna che durò per circa una settimana.
Per sua fortuna accanto al magazzino sorgeva una stalla i cui alloggiati non avrebbero parlato né protestato per via degli inevitabili rumorini che si potevano produrre.
Di certo non furono i Profeta a notare il vuoto creato da qualche tumolo di grano sottratto dall’enorme ammasso, ma senz’altro un cittadino che soffriva d’insonnia avrà fatto una soffiata ai legittimi proprietari del frumento.
Fu enorme il clamore, sproporzionato al danno arrecato: i commenti per alcuni giorni furono innumerevoli e fra i tanti quello d’un paesano, rimasto ignoto, che con naturalezza e spontanea rima, messosi nei panni di Cola nell’organizzare il colpo, pronunciò il detto che passò di bocca in bocca e rimase famoso e vivo per circa cento anni ancora:
 - O da porta o do purtiddu a vo nnesciri u furmintiddu.


Vedi anche in:  http://bellarrosa.blogspot.it/search/label/Detti%20villarosani%20tipici
« Ultima modifica: 26 Marzo 2012, 22:30:44 da osvaldo » Registrato

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« Risposta #55 inserita:: 21 Maggio 2012, 17:44:05 »

Meraviglioso! E' proprio vero, saper raccontare è un'arte... Grande!
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prrrrrrrrrrrrrrr
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