Home arrow FORUM arrow Villarosaarrow La storiaarrow Poeti di Villarosa
giovedì 18 luglio 2024
Benvenuto! Accedi o registrati.
18 Luglio 2024, 10:32:30

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Ricerca:     Ricerca avanzata

33.087 Messaggi in 2.232 Discussioni da 1.437 utenti
Ultimo utente: niki
* Indice Aiuto Ricerca Accedi Registrati
+  Forum - Villarosani.it
|-+  Villarosa
| |-+  La storia (Moderatore: Rommel)
| | |-+  Poeti di Villarosa
0 utenti e 1 Utente non registrato stanno visualizzando questa discussione. « precedente successivo »
Pagine: [1] Vai giù
Stampa
Autore Discussione: Poeti di Villarosa  (Letto 4976 volte)
osvaldo

Gruppo: Villarosano DOC
*

Posizione: Bivio Kamut
Stato: Scollegato Scollegato

Messaggi: 232


« inserita:: 06 Ottobre 2008, 17:50:49 »

 

                                                                                               RICORDO DI CARMELO D’ACCARDO
                                                                                 (Carminu Accardu)

Da ragazzo gradivo ascoltare i grandi, non tanto per morbosa curiosità, quanto per conoscere esperienze e fatti del passato.
Ricordo don Carminu Accardu, il poeta. Mi soffermavo lì presso a lui ogni qual volta lo vedevo in compagnia d’altri perché sapevo che di lì a poco sarebbe esploso un gioco d’artificio di poesia dialettale, che avrebbe inondato tutt’intorno.
Ricordo tanti piccoli rimatori volenterosi che si volevano cimentare con lui; si preparavano un mottetto, sperando che si presentasse l’occasione proprizia per coglierlo di sorpresa.
Invano!
Don Carminu, apriva le paratie del suo invaso, e sommergeva l’uditorio ad ondate successive di arguzie poetiche che sarebbero state da registrare, se fosse stato già a disposizione tale strumento.
Colpiva la pluralità delle immagini che gli fluivano spontanee ed azzeccate; non una era pleonastica, non una si smorzava  o decadeva.
La vena poetica, la fantasia, la stessa prosa, che poteva non essere il suo forte, diventava avvincente.
La sua vena estemporanea era suggestiva ed affascinante, ma quando si sedeva per scrivere diventava ridondante e volendo dire tanto cadeva nella prolissicità tipica dei poeti popolari.
Ero ancor meno di ragazzo ed ho assistito ad una manifestazione culturale pubblica all’aperto. Gl’interventi di intellettuali e sacerdoti erano corposi e pacati, ma quando prese la parola lui, fu un torrente in piena.
Non ricordo più il fluire dei discorsi che capivo perfettamente malgrado l’età poco più che infantile, ma il mio unico ricordo rimasto fu quello di un banalissimo avvenimento.
Il poeta raccontava di un 19 marzo della sua infanzia, festa di San Giuseppe, si usava allora, per grazia ricevuta, che si preparasse per quel giorno (a parte la Tavola di san Giuseppe) una caldaia di pasta, lenticchie e finocchietti di campagna che si distribuiva a poveri e a chiunque altro si presentasse. Il piccolo Carminu ebbe il suo piatto di creta pieno di minestra, s’allontanò in disparte per consumarlo, quando sul fondo toccò col cucchiaio qualcosa di duro.
Quel che segue era senz’altro frutto della sua vulcanica fantasia, ma ai poeti si perdona tutto. Quello che conta è il modo d’esprimersi, la scelta dei tempi, la creazione dell’attesa, il susseguirsi delle ipotesi, la cattura dell’attenzione dell’uditorio…
Cos’era il pezzo in fondo al piatto?
Tante le ipotesi, uno il desiderio…
E se fosse un pezzo di carne con osso?
Il poeta enucleava le sue sensazioni quasi le provasse in quell’istante  e intanto faceva assaporare all’uditorio l’agognato premio sfuggito al mestolo dell’apparecchiante.
Quelli erano tempi duri, la carne era sulle mense dei poveri contadini una rarità e sempre in minima quantità, talvolta forse solo sognata…
Qui il colpo di teatro: si trattava di uno dei cocci di tegola che si mettevano nel fondo della caldaia per non fare appigliare il cibo!
Di queste trovate, tutte argute e paradossali ne aveva tante e gli venivano spontanee e fluenti come se fossero comuni, nell’ordine dei fatti del giorno.
Ai bambini e ai poeti sono concessi tali svolazzi di fantasia!
« Ultima modifica: 06 Ottobre 2008, 18:02:15 da osvaldo » Registrato

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. Emanuele Kant
niki


Gruppo: Collaboratore
*

Posizione: A' Stazioni!
Stato: Scollegato Scollegato

Messaggi: 1.757

La vita và vissuta fino in fondo.


« Risposta #1 inserita:: 06 Ottobre 2008, 19:57:50 »

Grazie Osvaldo le tue storie sono tutte fantastiche, a me personalmente mi piace leggere tutti i tuoi scritti. Braaavo!
Registrato




osvaldo

Gruppo: Villarosano DOC
*

Posizione: Bivio Kamut
Stato: Scollegato Scollegato

Messaggi: 232


« Risposta #2 inserita:: 20 Novembre 2008, 18:44:19 »

Una poesia di Carmelo D'Accardo

         VILLAROSA MIA
 
Oh! Terra matri, Villarosa mia,
 Di lo iornu ca fu, ca ti lassai
Persi la testa, e persi la valìa.
Persi tutti li beni, c'acquistai;
Persi lu sfogu di la puisia.
Di tutti li me versi ca cantai
Ristaru tutti cosi ppi la via.
Povira Musa, comu ti nghiagai.

E cantu malinconicu, e spirdutu
Tuttu l'affettu, e la me amurusanza
Di chidda terra, unni fui annasciutu

A Villarosa, fonti di spiranza
Di lu me pettu, lu primariu scutu
E ppi biddizzi, nuddu ca 1'avanza.

                         2
nicu paisi, ccu pocu abitanti
mpastatu di pueti, e ammiraturi
ca 'nzina la Cummedia di Danti
la sanu analfabeti e professuri
canuscinu la rima canzunanti
canuscinu la forza, e lu valuri
e si un pueta parla a duci canti
l'aduranu cunformi, a Diu Signuri.

nuddu senza superba, tutti amici
senza distanza, coppula e cappeddu
fu la natura, co accussi li fici
quannu soffri di pena un puvireddu
a vrazza aperti, nuddu ca si sdici
‘mbrazza lu teni comu un bambineddu.



Nota: Può sembrare esagerato che persone d'umile condizione e cultura conoscessero ampi brani della "Divina Commedia"; la cosa stupiva anche me quando sentivo zolfatai o contadini recitare a memoria Dante: il più delle volte si trattava di persone che avevano avuta la disgrazia d'essere state ospiti delle carceri. Non era il caso del D'Accardo.
Registrato

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. Emanuele Kant
Pagine: [1] Vai su  
Stampa 
« precedente successivo »
Vai a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.4 | SMF © 2006-2007, Simple Machines LLC
Joomla Bridge by JoomlaHacks.com
XHTML 1.0 valido! CSS valido!
Pagina creata in 0.047 secondi con 21 interrogazioni al database.
 
© 2024 - Villarosani.it - Tutti i diritti riservati.
Termini e Condizioni d'uso  |  Lo-Fi version  |  Mobile version

Benvenuto in Villarosani.it, il primo portale per i villarosani. Se non sei villarosano sei comunque il benvenuto!
Comune di Villarosa (Provincia di Enna - EN) -C.A.P. 94010- dista 101 Km. da Agrigento, 29 Km. da Caltanissetta, 117 Km. da Catania, 20 Km. da Enna, alla cui provincia appartiene, 213 Km. da Messina, 141 Km. da Palermo, 165 Km. da Ragusa, 192 Km. da Siracusa, 240 Km. da Trapani. Il comune conta 6.162 abitanti e ha una superficie di 5.501 ettari. Sorge in una zona collinare, posta a 523 metri sopra il livello del mare. L 'attuale borgo nacque nel 1762 ad opera del nobile Placido Notarbartolo. Fu sempre centro economico molto attivo, in particolare nel XIX secolo quando vennero rese funzionanti numerose miniere zolfifere presenti su tutto il territorio. Nel settore dei monumenti è importante ricordare la Chiesa Madre del 1763 dedicata a S. Giacomo Maggiore. Rilevanti sono pure Il Palazzo S. Anna, il Palazzo Ducale e l'ex Convento dei Cappuccini entrambi del XVIII secolo.