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| | |-+  La foto di maggio
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Autore Discussione: La foto di maggio  (Letto 15942 volte)
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« inserita:: 01 Maggio 2007, 02:32:24 »

Quando parliamo di minatori a Villarosa la mente corre allo zolfo, al boom dell’800 e alla crisi del dopoguerra. Riguardando alle foto si ricordano le migliaia di minatori villarosani partiti dopo la fine della seconda guerra mondiale verso il Belgio, dove nel corso dei 50 anni a venire andranno a costituire una delle comunità più stabili del regno. La foto di questo mese ci porta il loro ricordo.

Ma la loro storia ha un inizio storico, il loro sacrificio, il loro sudore e la loro tragedia hanno un prezzo onorevole. La partenza delle migliaia di villarosani, insieme ad altre centinaia di migliaia di italiani, contribuirà indirettamente a far rinascere l’Italia dalla pesante distruzione della guerra. Nel ’46 la nostra giovane Repubblica siglò con il Belgio l’accordo uomo-carbone. Il Belgio distrutto dalla guerra doveva estrarre il carbone dal suo ricco sottosuolo, ma i belgi non avevano alcuna voglia di scendere nelle viscere della terra a rischiare la vita dove prima provvedevano i prigionieri di guerra. Fu cosi che il bisogno di energia dell’Italia e quello di manodopera del Belgio confluirono nell’accordo del 1946 che prevedeva l’invio di un contingente iniziale di 50.000 italiani che sarebbero diventati 100.000 nel giro di un anno. In cambio l’Italia poteva comprare il carbone necessario alla sopravvivenza del Paese. L’accordo vide la firma di De Gasperi con l’esplicita approvazione di Togliatti e Nenni. Fu cosi che in Italia partirono le campagne di reclutamento degli aspiranti minatori che avrebbero raggiunto il Belgio. […]

L’Italia si era impegnata a fornire 2.000 uomini a settimana e cosi fu. Si arrivava a Milano e da qui in treno per 72 ore sino a Charleroi.

Il viaggio era più vicino a quello dei deportati che a quello di un gruppo di emigranti. Vagoni senza servizi igienici e senza riscaldamento. Era questo il massimo che le Ferrovie italiane potevano fornire in quegli anni. Le famiglie? Le famiglie nella fase iniziale non potevano emigrare. Gli italiani erano considerati di serie B, non assimilati ai lavoratori belgi, per cui solo dopo una permanenza duratura avrebbero potuto chiamare le proprie famiglie. […]

A destinazione, solitamente in una caserma della Gendarmeria, venivano disinfettati e quindi inviati ai propri alloggi. In Belgio faceva freddo e i nostri paesani non avevano coperte o cappotti per superare gli inverni rigidi della Vallonia. […]

I primi villarosani giunti in Belgio in quegli anni parlano di alloggi ricavati nelle camerate di diversi campi di prigionia dell’ultima guerra. Durante la seconda guerra mondiale si erano alternati in quelle baracche prima russi e polacchi e poi tedeschi. A guerra finita nei medesimi ambienti vi finirono gli italiani. Alcuni villarosani raccontano anche di cantine nelle quali venivano alloggiati in quanto il posto in queste baracche non era sufficiente.

La vita fuori dalla miniera era misera. I soldi del salario servivano a sopravvivere e inoltre la lingua francese non era conosciuta ai più. Gli italiani erano puntualmente insultati con diversi appellativi “musi neri”, “fascisti”, “maccaroni”. L’integrazione con i belgi era quasi nulla. In questo modo i villarosani fecero comunità in quel luogo che voleva isolarli. Si vedevano a fine turno, si riunivano nelle baracche o presso i primi alloggi che vennero assegnati anche nei villaggi vicini.

La vita lavorativa non facile nelle miniere, con condizioni estreme e senza sicurezza, costrinse molti villarosani a fare dietro-front e a chiedere di tornare in Italia. Ma questo non era possibile, se non a certe condizioni. Per cui in molti fuggivano da Charleroi e si avviavano verso Bruxelles o Namur dove venivano quasi sempre presi dalla Gendarmeria che gli dava la scelta di restare o tornare in Italia, ma non prima di aver scontato una pena detentiva in carcere di 5 anni. Il contratto doveva essere rispettato. […]

Il lavoro nelle miniere non era facile; era duro, si lavorava su turni massacranti, la profondità dei pozzi, il tipo di lavoro, anche per chi era minatore a Villarosa, fu uno shock difficile da superare. Spesso in miniera si moriva come nella tragedia di Marcinelle nel 1956. Ma un dato fra tutti, del 1953, deve lasciar riflettere: erano infatti già 200 le vittime italiane nelle miniere di carbone tre anni prima della tragedia che renderà famoso il lavoro italiano nel mondo e poco si era fatto per aumentare la sicurezza dei minatori.

Nel 1948, almeno da un punto di vista della vita familiare era avvenuta la svolta: si poteva emigrare con la famiglia. Le grandi baracche degli ex campi di prigionia vennero ben presto modificate per ricavarvi alloggi familiari dando la possibilità agli italiani di vivere con le proprie famiglie limitando di fatto le fughe e l’impatto negativo dell’allontanamento dal proprio Paese.

In quelle baracche attorno a Charleroi si costituì la prima comunità villarosana. C’erano scuole, la chiesa e soprattutto si lottava per tenere vivo il ricordo del proprio paese celebrando in piccolo le feste patronali.

I minatori al rientro dai turni di lavoro ritrovavano almeno un quadro familiare che aiutava il morale. Questa concessione venne accompagnata anche dalla possibilità per i ragazzi di età non inferiore ai 14 anni di entrare in miniera. Fu cosi che nacquero le prime famiglie di minatori in grado di racimolare il denaro sufficiente al rientro in Italia o meglio ancora all’acquisto di una casa nei paesi attorno al bacino carbonifero di Charleroi. […]

Così con il sacrificio di questi nostri paesani che abbandonarono miseria e povertà rinacque l’Italia del boom ed a migliaia chilometri di distanza si creò una nuova Villarosa. Chi emigrava sognava di tornare, ma la gran parte come accaduto nelle ondate migratorie precedenti, resterà in Belgio. […]

Dal 1946 al 1958 emigreranno in Belgio 140.000 uomini, 17.000 donne e 29.000 bambini, successivamente l’ondata di emigrazione resterà costante e dalle miniere l’interesse dei villarosani si sposterà anche su altri mestieri altrettanto pesanti come le fonderie che erano appannaggio di chi scappava dalla fame del latifondo e dalle campagne. La comunità troverà i centri principali di insediamento a Liegi, Charleroi, La Louviere, Verviex e naturalmente Morlanwelz, ma nessuna città belga resterà esente dalla presenza di cittadini villarosani.

Per gentile concessione a Villarosani.it da Sergio Distefano Tratto da Cronache Villarosane, 2006, Sergio Distefano ogni diritto riservato. ©

« Ultima modifica: 01 Giugno 2007, 01:21:23 da pazzotranquillo » Registrato
jaques71

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« Risposta #1 inserita:: 02 Maggio 2007, 23:21:41 »

Bravo Sergio!!!
Che commento devo lasciare le Immagini parlano da Sole!
Mi Viene da piangere....eppure loro trovavano anche la Forza di Un sorriso per una Foto!
Grazie Sergio!
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Rommel


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« Risposta #2 inserita:: 03 Maggio 2007, 07:00:44 »

sarebbe bello sapere di chi è la foto, dovremmo chiedere a pazzotranquillo che l'ha inserita.
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shark


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« Risposta #3 inserita:: 03 Maggio 2007, 08:50:16 »

Bravo Sergio!!!
Che commento devo lasciare le Immagini parlano da Sole!
Mi Viene da piangere....eppure loro trovavano anche la Forza di Un sorriso per una Foto!
Grazie Sergio!


Grazie Sergio per l'attenta  analisi storico-economica, bello il commento di Jaques
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riccardo


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« Risposta #4 inserita:: 03 Maggio 2007, 11:03:25 »

BELLISSIMA FOTO, hanno avuto tanta forza e coraggio rispetto a tanti altri.grazie a loro abbiamo ricevuto rispetto e stima in tutto il mondo e siamo fieri di essere ITALIANI. Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! :-)
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egizio74


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« Risposta #5 inserita:: 11 Maggio 2007, 22:23:09 »

bella foto?!? Complimenti a sergio per aver trovato la foto e per il commento Grande!
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pazzotranquillo


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« Risposta #6 inserita:: 12 Maggio 2007, 00:45:23 »

bella foto?!? Complimenti a sergio per aver trovato la foto e per il commento Grande!

Veramente la foto l'ho procurata io...  guarda qui!
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Rommel


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« Risposta #7 inserita:: 12 Maggio 2007, 08:02:17 »

dai raccontaci della fonte della foto, chi sono quelli in foto
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Silas


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« Risposta #8 inserita:: 17 Maggio 2007, 20:02:22 »

VORREI RICORDARE CHE GLI ITALIANI FURONO TRATTATI..COME OGGI IN ITALIA LA MAGGIOR PARTE TRATTA GLI EXTRACOMUNITARI!!!!!!! Fuoco!
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..Ma ndo vai se la banana non c'è l'hai..vieni con me te la farò veder..bella hawaiana attaccate a sta banana...

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« Risposta #9 inserita:: 17 Maggio 2007, 21:09:11 »

dai raccontaci della fonte della foto, chi sono quelli in foto

La foto era contenuta in un cd che mi è stato donato. Come spesso accade in questi casi, la fonte è sconosciuta.

Anche l'identità delle persone in foto è sconosciuta, ma sarebbe bello se grazie a questo sito qualcuno degli utenti riuscisse ad identificare tra loro un parente o un conoscente.
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golden_star


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« Risposta #10 inserita:: 22 Maggio 2007, 16:48:16 »

Anche mio nonno, i miei zii e mio suocero erano minatori e, dai loro racconti, non deve essere stata una vita facile. Hanno avuto anche diversi incidenti sotto terra.. Sicuramente sono stati dei grandi. Si parla sempre delle "pensioni" dei minatori, ma ai sacrifici fatti da questi Grandi Lavortaori, si pensa? Fatemi sapere....
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La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.

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« Risposta #11 inserita:: 22 Maggio 2007, 17:56:04 »

Anche mio nonno, i miei zii e mio suocero erano minatori e, dai loro racconti, non deve essere stata una vita facile. Hanno avuto anche diversi incidenti sotto terra.. Sicuramente sono stati dei grandi. Si parla sempre delle "pensioni" dei minatori, ma ai sacrifici fatti da questi Grandi Lavortaori, si pensa? Fatemi sapere....

A queste persone che hanno dato la salute o addirittura la vita per portare il pane a casa deve andare sicuramente un pensiero, ma vorrei informare golden_star che definire "grande" qualcuno in questo forum ha un significato del tutto particolare.
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jack_sparrow


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« Risposta #12 inserita:: 22 Maggio 2007, 18:00:38 »

braaav  eheh
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« Risposta #13 inserita:: 23 Maggio 2007, 11:38:04 »

Che significato date alla parola "grande??" Boh!. Dai sono curiosa di sapere.  Insicuro
Per me, nel contesto dove l'ho inserito, andava benissimo!!!. Buono!
Cia ragà
 


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« Risposta #14 inserita:: 23 Maggio 2007, 13:16:37 »

Per te e per tutti noi andava benissimo in quel contesto, siamo d'accordo:  Grande! in questo forum ha il significato di "persona di grande spessore".........


Non è vero!
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