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Autore Discussione: cantastorie  (Letto 6413 volte)
kosa

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L'amuri é misuratu,cu lu porta l'havi purtatu


« inserita:: 27 Giugno 2009, 09:46:33 »

Da piccolo vedevo arrivare molti cantastorie,si mettevano vicino a matrici.Non davo molto peso alle loro strorie ma negli'anni ho capito il loro messaggio,facciamoli rivivere con foto e ricordi e se qualcuno ha anche delle canzoni.
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Quando si comincia ad inalzarsi la superbia allora si comincia ad abassar la fortuna
cigliazza


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U cani muzzica u strazzatu...


« Risposta #1 inserita:: 27 Giugno 2009, 11:25:13 »

Quando ero alle elementari si organizzò una manifestazione pro-Unicef ed un mio compagno ebbe proprio il ruolo di cantastorie.
Fu una bella esperienza  :-D

Purtroppo questa tradizione siciliana sta quasi scomparendo...
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osvaldo

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« Risposta #2 inserita:: 27 Giugno 2009, 23:48:43 »

Quando ero alle elementari si organizzò una manifestazione pro-Unicef ed un mio compagno ebbe proprio il ruolo di cantastorie.
Fu una bella esperienza  :-D

Purtroppo questa tradizione siciliana sta quasi scomparendo...

Nell'epoca dei media di cui incessantemente siamo bombardati è ovvio che il cantastorie debba decadere. In antico la sua funzione era eccelsa perchè faceva arrivare nei paesetti notizie che nessun altro poteva dare. Teniamo in conto l'alto tasso d'analfabetismo, la mancanza di vie di comunicazioni, giornali, libri, mezzi meccanici di trasporto. Praticamente, restando nel centro Sicilia, nel '700 agli albori di Villarosa, non c'erano strade e quando si cominciò a produrre zolfo lo si inviava a Licata a dorso di mulo. Ricordiamoci di quel villarosano che nella seconda metà dell' '800 si meravigliava che la Tàlia [Italia] era così grande che comprendeva persino Alimena ... In questo contesto ambientale il  cantastorie, "ccu scarpi quasati" e un pezzo di tela dipinta arrotolata sotto  il braccio, faceva il giro dei paesi, specie d'estate dopo il raccolto del grano quando il contadino era più libero e... un po' più generoso, per sbarcare il lunario raccontando in musica monocorde la cronaca nera di fatti occorsi in paesi vicini. Quindi la sua era un'alta funzione sociale perchè riusciva a far intuire che al di là della linea dell'orizzonte c'era un mondo in cui accadevano fatti e fattacci...
Oggi è il cantastorie un fatto folkloristico e storico ad un tempo. Fa parte della nostra pur gracile cultura contadina di cui dobbiamo andare orgogliosi. Figure simili, esistite presso tanti altri popoli, sono state veicolatrici di conoscenze e di esperienze.
« Ultima modifica: 28 Giugno 2009, 11:46:43 da osvaldo » Registrato

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osvaldo

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« Risposta #3 inserita:: 02 Luglio 2009, 00:23:03 »

Sempre a proposito del cantastorie e del suo valore nella società rurale, mi capita "a piduzzu" [espressione non più usata presso la generazione attuale, che si potrebbe tradurre con l'altra italiana "capita a fagiolo"] il mio incontro di ieri con un vecchio amico,  compagno di scuola della I^ e 2^ elementare. Si parlava dell' ottima maestra Rizzo Virardi della quale egli aveva vivo il ricordo quanto il mio. Improvvisamente mi venne in mente di fargli una domanda che avrei potuto fare a diverse  decine di compagni persi nel non lungo cammino delle elementari: - Perchè non fosti più con me in terza con la maestra Fiorentino? Mi rispose che suo padre in principio ebbe bisogno di lui per la semina delle fave e in seguito non volle rinunciare al piccolo aiuto e così la frequenza saltò per sempre. Passarono gli anni e dimenticò quel poco che aveva appreso in quei due anni...
Un giorno, già grandicello e non più in età di frequentare, era in piazza con un amico ad ascoltare un cantastorie che con l'immancabile tela dipinta e la chitarra...
L'amico comprò il foglio col testo della storia appena ascoltata; mentre poi ritornavano verso casa questi continuò a leggere appassionatamente le parole del testo.
Quello fu il momento in cui il mio compagno ebbe la chiara percezione della sua inferiorità e giurò a se stesso che avrebbe frequentato la prima scuola serale che si sarebbe aperta.
Il cantastorie fece scattare il desiderio di conoscenza che ha fatto di lui un cittadino più consapevole rispetto a tanti altri che sono rimasti nel buio dell'ignoranza.
Il fatto rappresentato potrebbe apparire banale, ma a rifletterci non lo è poi tanto.
Sembrano passati dei secoli dal fatto esposto: ma sono trascorsi qualcosa in più di 60 anni!
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« Risposta #4 inserita:: 03 Luglio 2009, 07:42:05 »

http://www.geracicantastorie.com/    ecco ancora un esempio di cantastorie SICILIANO
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