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Autore Discussione: Fiabe italiane e fiabe estere  (Letto 11899 volte)
lia


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« Risposta #15 inserita:: 06 Febbraio 2007, 11:52:22 »

Un'attimino torno con una piccola aggiunta, visto che mio figlio or'ora ha lasciato il computer e mio marito è ancora fuori per una commissione.

Okay, ho cambiato titolo alla discussione, aggiungendovi le fiabe estere. Così è più facile che non a copiare tutto il contenuto.

Beh ....    timido       cool      Sei proprio tanto malato, vero?
Molto 'influenzato' !!        eheh     ((da chi o da cosa?))

Se, mentre sei malato a casa, trovo tutto il tempo per stare sul computer e persino ad inventarti delle belle scritte diverse da quelle disponibili su questo sito........
                           Ciao   , bye, bye.   
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« Risposta #16 inserita:: 06 Febbraio 2007, 14:20:17 »

bhè un'influenza comune, che mi ha reso temporaneamente inabile a lavoro, quindi mi riposo un pochino Linguaccia quindi tra un forum e l'altro mi diverto a colorare i miei post con immagini, un po di colore ci vuole non credi?

Citazione
Se, mentre sei malato a casa, trovo tutto il tempo per stare sul computer e persino ad inventarti delle belle scritte diverse da quelle disponibili su questo sito........

Eh sì molto tempo da dedicare al pc, ma devo fare anche il casalingo quindi faccio la spola tra il pc e la cucina, come adesso che sto lavando i piatti Linguaccia
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« Risposta #17 inserita:: 06 Febbraio 2007, 14:38:39 »

     CIAO ai lettori di fiabe !

Poiché ho visto in questo settore di 'libri e fiabe' più di 1 intervento su 'fiabe', pare che ci sia qualcuno (Nephilem soltanto....?) interessato alle fiabe.               Non ho da recensire fiabe, bensì da aggiungere un intervento da 'madre' che di fiabe ne ha lette tantissime a suo figlio (ed io stessa da piccola).             A mio figlio ho letto tantissime fiabe della raccolta 'Fiabe' di Jacob e Wilhelm Grimm  (3 volumi in cofanetto) della OSCAR Mondadori  (mica tutte, nè : ho selezionato quelle che NON  erano del genere :"se ti comporti male, ti succederanno dei guai.   Bisogna selezionarli un po').

Dopo la lettUra insieme di queste fiabe sono passata alla lettura (molto poco conosciuta! Per questo la segnalo qui.) delle 'FIABE ITALIANE' di Italo Calvino , sempre di Oscar Mondadori        (allora consistente in 2 volumi.    Purtroppo non so darvi altri dati, perché pare che mio marito proprio questa raccolta di fiabe l'abbia sistemato in cantina e... quindi ... è diventato introvabile.)
Era una bella raccolta, di cui mi ricordo ora vagamente qualche racconto di 'Prezzemolina' e TUTTO UN CAPITOLO dedicato alle storie (siciliane) di Giufà !!  (.... Giufà pare sia di origine araba (= Giuha)                 Visto che mio marito è siciliano, mi è parso bello raccontarle anche a mio figlio e francamente sono piaciute sia a lui che a me.        Non so se questa edizione sia ancora in commercio.        Su Internet ho trovato solo una edizione del 2006 delle 'Fiabe italiane' di Italo Calvino, ma in 1 unico volume e non si indica l'esatto contenuto.       
 Sarebbe interessante anche per persone italiane, non solo siciliane.                 Spesso il mondo delle fiabe, raccontato ai bambini, sovrabbonda di fiabe nordiche (dei fratelli Grimm, di Perrault, di Andersen), ma NON VALORIZZA abbastanza quanto vi è di BUONO nella CULTURA ITALIANA !      Forza Italia!    Forza Italia!

Dopo tutto questo, ho voluto raccontare a mio figlio qualche fiaba di Andersen, ma quelle di Hans Christian Andersen, di cui Nephilem racconta quella del 'vestito nuovo dell'imperatore' a mio figlio NON sono piaciute. Forse non era più nell'età da fiabe o forse avevo già sentito quelle che che a lui erano piaciute di più, non lo so...          Ricordo che quelle di Andersen a me stessa erano piaciute di più quando io stessa ero un po' più grandicella (dai 10 ai 12 anni), cioè completamente autonoma nelle mie letture.      Francamente le fiabe di Andersen si trovano forse a metà strada : non tanto adatte ai piccolissimi, ma (o in parte) più ai grandicelli.            Andersen ha sopratutto la caratteristica nelle sue fiabe, di considerare il mondo da un'altro punto di vista del solito, cioè un modo caratteristico per aprire la mente di un bambino/a -ragazzo/a ad incominciare a relativizzare il mondo.                   [Le fiabe più note di Andersen sono le seguenti:     
- i vestiti nuovi dell'imperatore  /  - la principessa sul pisello / - la sirenette / - il soldatino di stagno / - Il guardiano dei parola censurata / - l'usignolo / - il brutto anatroccolo / - la fiammiferaia  / - l'ultimo sogno delle vecchia quercia (A. Branduardi la canta) /- Quel che fa il babbo è sempre giusto.
Ecco tutto quello che avevo da dirvi.
Evviva la CULTURA ITALIANA, pure nel mondo delle fiabe.
 
[Mio marito si ricorda della sùa infanzia che a Villarosa si raccontavano ancora le storielle a voce, anche nelle strade, davanti alla porta di casa.    Si ricorda vagamente un titolo, ma non sa se era proprio quello: U sulazzu de li picciriddri' ?? ]       

cara lia modifica il titolo a questo post che ho citato!!!!
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« Risposta #18 inserita:: 06 Febbraio 2007, 19:21:52 »

L'acciarino magico

Hans Christian Andersen


Un soldato marciava allegramente verso il suo villaggio: uno, due! Uno, due! Con lo zaino in spalla e la sciabola al fianco, ritornava dalla guerra. Improvvisamente incontrò una strega molto vecchia e brutta.
- Buongiorno, soldato, - gli disse, - hai una bella sciabola, ma il tuo zaino sembra vuoto. Ti piacerebbe possedere molti soldi?
- Si, certo, rispose il soldato.
- Bene, allora scendi nel tronco cavo di questo albero. Prima ti attaccherò una corda intorno alla vita, per farti poi risalire quando me lo domanderai, - continuò la strega.
- Che cosa troverò in questo grosso albero? - domandò il giovane soldato.
- Denaro, soldato, tanto quanto ne vorrai. Quando sarai arrivato sul fondo, vedrai una galleria illuminata da un centinaio di lampade. Sulla sinistra troverai tre porte: ciascuna di esse apre una stanza. Nella prima camera vedrai un cofano sul quale è seduto un cane con due occhi grandi e piatti. Non averne paura, stendi per terra il mio grembiule blu a quadri, afferra poi il cane e mettilo su di esso: come per incanto, resterà immobile. Apri pure il cofano e prendi tutti i soldi di rame che desideri. Se preferisci invece le monete d'argento, entra nella seconda stanza. Anche qui c'è un cofano difeso da un cane con due occhi grandi come le macine di un mulino. Agisci come la prima volta e prendi tutti i soldi d'argento che desideri. Ma se vuoi l'oro, entra nella terza stanza. Anche là troverai un cane con due occhi grandi come la torre rotonda di Copenaghen. Fai come prima e prendi tutte le monete d'oro che desideri.-
- Certo che mi conviene molto, - mormorò il soldato. - E voi cosa desiderate in cambio di queste ricchezze?
- Riportami solamente l'acciarino che mia madre ha dimenticato l'ultima volta che è scesa nell'albero.
- D'accordo. Dammi il tuo grembiule a quadri blu, attacca la corda intorno alla mia vita, poi scenderò subito in fondo all'albero, - disse il giovanotto, risoluto.
Le cose andarono come aveva detto la strega.
Il soldato trovò uno dopo l'altro i tre cani spaventosi con i loro occhi grandi.
Si riempì le tasche di monete di rame, ma le svuotò subito dopo per prendere quelle d'argento ed infine per le monete d'oro di cui si riempì anche gli stivali e lo zaino.
Ora era cosi ricco che avrebbe potuto comperare la città di Copenaghen! trovò l'acciarino, lo prese e chiamò la strega.
- Che cosa vuoi fare di questo acciarino? - le domandò il giovanotto quando fu nuovamente fuori sulla strada.
- Sei troppo curioso, soldato! Accontentati dell'oro che hai!
- Voglio anche l'acciarino! Ridammelo o ti ammazzerò!
La strega si rifiutò con fermezza; il soldato allora l'ammazzò e con passo pesante, perché era molto carico, si diresse verso la città vicina dove alloggiò nel miglior albergo.
Là condusse una bella vita, circondato da cortigiani che lo adulavano.
Un giorno senti parlare dei pregi e della bellezza della principessa, figlia del re di Danimarca.
- Mi piacerebbe molto conoscerla, - sospirò il soldato.
- E' impossibile, - gli fu risposto. - La principessa vive rinchiusa in un castello, circondato da alte mura. Nessuno può avvicinarsi. Il re la sorveglia gelosamente perché un mago gli ha predetto che sposerà un semplice soldato.
Per dimenticare questa delusione il giovane uscì con i suoi amici e sperperò molti soldi; tanto che, un giorno, non gliene rimase nemmeno uno.
Lasciò l'albergo per andare a vivere in una povera mansarda.
I suoi amici gli voltarono le spalle.
Una sera, volendo accendere la sua candela, batté l'acciarino della strega.
Nell'attimo stesso che s'accese la scintilla, apparve uno dei tre cani con gli occhi grandi.
- Ordina, padrone! Io ti servirò, - gli disse, - e i miei compagni sono anch'essi pronti ad ubbidirti.
Il soldato capì che l'acciarino era magico e chiese alcune monete d'oro.
In questo modo ridiventò presto ricco e adulato.
Tuttavia era triste, perché era innamorato segretamente della principessa.
Una notte, ormai disperato, incaricò uno dei cani di portargli la principessa.
Era così bella, profondamente addormentata sul dorso dell'animale, che il soldato le diede un bacio.
Il cane la riportò poi al castello.
Il giorno dopo la principessa raccontò ai genitori sovrani ciò che credeva fosse stato un sogno.
Diffidente, il re la fece seguire dalle sue ancelle per vedere dove andasse di notte.
Il cane, però, riuscì a far perdere le tracce.
Allora la regina fece cucire nei vestiti di sua figlia un taschino pieno d'orzo, forato all'estremità. Così, quando il cane, la notte seguente, portò via la principessa, i semi d'orzo caddero per terra indicando la strada che portava alla casa del soldato.
Il giovanotto fu immediatamente gettato in prigione e condannato all' impiccagione.
Il giorno dell'esecuzione, moltissima gente si era riunita nella piazza.
I sovrani e i giudici troneggiavano dall'alto di un palco.
Due guardie portarono il condannato che, prima di morire, espresse l'ultimo desiderio: quello di fumare un' ultima volta la pipa; ciò gli fu concesso.
Prese dalla tasca l'acciarino magico e lo batté tre volte: i tre cani comparvero, feroci con i loro grandi occhi.
Balzarono sui sovrani e li fecero precipitare dall'alto del palco sulla piazza ove si sfracellarono.
- Viva il piccolo soldato! - urlò la folla che detestava i sovrani tiranni, - viva il nostro re!
Il soldato, divenuto re, sposò la principessa e furono felici per moltissimi anni, ben protetti dai tre cani dai grandi occhi.

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« Risposta #19 inserita:: 07 Febbraio 2007, 08:07:17 »

FIABA   di  Hans Christian ANDERSEN          (pure poco conosciuta)

L’AGO DA RAMMENDO

C’era una volta un ago da rammendo, così delicato da credersi un ago da ricamo.
“State attente a dove mi terrete!” disse l’ago da rammedno alle dita, che lo tiravano fuori dalla scatola. “Non mi perdete!” Se cado sul pavimento, non sarete più capaci di ritrovarmi, tanto sono sottile.”
“Questa poi!” dissero le dita e lo afferrarono per la vita.
“Guardate: io arrivo col seguito!” esclamò l’ago da rammendo, tirando dopo di sé un lungo filo, che però non aveva il nodo.
Le dita guidarono l’ago fino nella pantofola della cuoca, dove la tomaia era rotta e doveva essere ricucita.
“E’ un lavoro volgare!” gridò l’ago da rammendo. “Io non riuscirò mai a passarci! mi spezzo! Mi spezzo!” e difatti si spezzò. “Non l’avevo forse detto?” disse l’ago “sono troppo sottile!”
Adesso non servirà più a niente, pensarono le dita, ma lo tennero comunque tra loro, perché la cuoca vi sciolse sopra della ceralacca e lo infilò sulla sua sciarpa.
"Ecco, adesso sono una spilla da cravatta!" esclamò l'ago da rammendo. "Lo sapevo che avrei ottenuto degli onori; quando si è qualcuno si diventa importanti!" e intanto rideva tra sé, perché naturalmente non si può vedere un ago da rammendo che ride. Stava tutto fiero come se andasse in carrozza, e guardava da tutte le parti.
"Posso avere l'onore di chiederVi se siete d'oro?" chiese poi allo spillo, che era il suo vicino.  "Avete un ottimo aspetto e poi la testa è proprio
Vostra! ma è così piccola! Dovete cercare di farla crescere, perché non è certo da tutti avere della ceralacca all'estremità!" e così l'ago da rammendo si drizzò fiero, ma subito cadde dalla sciarpa nel lavandino, proprio mentre la cuoca faceva scorrere l'acqua.
"Adesso si viaggia!" esclamò l'ago da rammendo  "purché non mi smarrisca!"  E invece si smarrì.
"Sono troppo sottile oer questo mondo!" commentò l'ago quando si trovò nel rigagnolo. "Però ho la coscienza di quello che sono, e ciò è una soddisfazione." e si tenne ben dritto senza perdere il buon umore.
Sopra di lui passavano cose di ogni genere: schegge di legno, pagliuzze, pezzetti di giornale. "Guarda come navigano!" disse l'ago da rammendo. "Non sanno che sotto c'è qualcosa che punge! Io pungo! E rimango qui. Ecco, ora arriva un legnetto; crede che al mondo non ci sia altro che "legnetto", cioè lui stesso; ora passa una pagliuzza, e come si rigira! Non pensare troppo a te stessa, potresti andare contro il selciato! Là galeggia un giornale! ormai è dimenticato quello che ci sta scritto sopra, ma ciò nonostante lui si gonfia tutto. Io me ne sto qui tranquillo. So quello che sono e tale resterò."
Un giorno si fermò vicino a lui qualcosa che lucicava in modo splendido, e l'ago da rammendo lo credette un diamante, ma in realtà era un coccio di bottiglia; comunque, dato che luccicava, l'ago da rammendo si presentò come spilla da cravatta.
"Lei non è un diamante?"    "Sì,qualcosa di simile!" e così entrambi credettero di essere preziosi e cominciarono a parlare della arroganza del mondo.
"Io abitavo nella scatola di una ragazza" raccontò l'ago da rammendo " e la ragazza faceva la cuoca; aveva in ogni mano cinque dita, ma non ho mai conosiuto nessuno che fosse più presuntuoso di loro; e pensare che il loro compito era quello di tenermi, tirarmi fuori dalla scatola e ripormi di nuovo."
"Erano lucenti?" domandò il cocciodi bottiglia.
"Lucenti?" esclamò l'ago "no! no! solo superbi! erano cinque fratelli, tutti "dita" per nascita, stavano dritti e uniti tra loro, sebbene fossero di diversa lunghezza. Il più esterno di loro, il pollice, era basso e grasso, era fuori della fila e aveva un'unica frattura sulla schiena, perciò si poteva piegare solo una volta. Ciò nonostante egli sosteneva che un uomo, perdendolo, non era più idoneo al servizio militare. L'indice si ficcava nel dolce e nell'amaro, indicava il sole e la luna, e faceva pressioen quado si scriveva. Il medio guardava gli altri dall'alto in basso, l'anulare aveva un anello d'oro in vita e il mignolo non faceva nulla e se ne vantava. Era pura spavalderia, e nient'altro; così io caddi nel lavandino."
"E ora siamo qui a luccicare" commentò il pezzo di vetro. In quel mentre arrivò molta acqua nel rigagnolo che straripò dai due lati e si portò via il pezzo di vetro.
"Ecco è stato promosso!" disse l'ago da rammendo. "Io resto qui. sono troppo sottile, ma ne vado fiero, e la fierezza è rispettabile" e si tenne dritto meditando a lungo.
"Quasi credo di essere nato da un raggio di sole, tanto sono sottile! Mi sembra anche che il sole mi cerchi sempre sotto l'acqua. Purtroppo sono così sottile che mia madre non riesce a ritrovarmi; e se avessi ancora il mio vecchio occhio, che si è spezzato, credo che potrei piangere - no, forse non lo farei, piangere non è una cosa fine!"
Un giorno dei monelli si misero a giocare nel rigagnolo e vi trovarono vecchi chiodi, monetine e cose simili. Erano tutte porcherie, ma per loro era un divertimento.
"Ah!" esclamò uno di loro, quando si punse con l'ago da rammendo "guarda che tipo!"
"Io non sono un tipo! Sono una signorina" replicl l'ago, ma nessuno lo udì. La ceralacca si era staccata e lui era diventato tutto nero, ma il nero assottiglia e quindi lui credette di essere ancora più sottile di prima.
"Arriva un guscio d'uovo" gridarono i ragazzi e subito infilzarono l'ago nel guscio.
"Pareti bianche e io sono tutto nero!" disse l'ago "mi sta proprio bene; così adesso mi noteranno! Purché non mi venga mal di mare, perché altrimenti mi sepsso. "Ma non gli venne mal di mare e neppure si spezzò.
"E' un bene avere lo stomaco d'acciaio contro il mal di mare e poi bisogna sempre ricordare che si vale più di un uomo! Ora il male è passato! Quanto più uno è sottile, tanto meglio resite."
"Crac" fece il guscio d'uovo, perché un carro pesante gli passò sopra.  "Oh, come preme!" gridò l'ago da rammendo "ora mi viene il mal di mare! ora mi spezzo! mi spezzo!" ma non si psezzò, sebbene gli fosse passato sopra un carro pesante; si ritrovò distesa per terra e lì potrà anche rimanere!
+ + + +                 Fine

(Ora proverò a cambiare il titolo di questo settore, Nephilem, ma non sono mica sicura se saprò accedervi. Se io non ci riesco, perché non lo fai tu, anziché suggerirmelo? Tanto ora hai tempo, vero? )
(( PS. x il libro "Eunuchi per il regno dei cieli".    Sì, la recensione mia (che vera recensione non voleva essere e, forse, il libro non l'avrei neanche citato se non mi sentissi stuzzicata dall'inserimento di altri libri) lascia a deisderare, ma il libro l'ho anche letto ben 10 anni fa. Aggiungerò, cmq, ancora un'ulteriore commento mio, lì sotto oggi oppure domani, per precisare qualcosa sul suo contenuto !))             

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« Risposta #20 inserita:: 07 Febbraio 2007, 08:19:17 »

 :-)                Soltanto ora ho visto la nuova fiaba inserita ieri sera, "L'acciarino", cioé.  Non mi ricordavo neanche questa fiaba! 
Niente male!         Ai prossimi incontri !       :-D
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« Risposta #21 inserita:: 07 Febbraio 2007, 10:11:49 »

Cara lia vedo che ci sei riuscita a modificare il titolo del topic, adesso va bene...

Citazione
(( PS. x il libro "Eunuchi per il regno dei cieli".    Sì, la recensione mia (che vera recensione non voleva essere e, forse, il libro non l'avrei neanche citato se non mi sentissi stuzzicata dall'inserimento di altri libri) lascia a deisderare, ma il libro l'ho anche letto ben 10 anni fa.

Le recensione spesso sono redatte dai critici in maniera molto claudicante se posso usare questa termine, sì insomma in maniera spartana, parchè una recensione va a mirare la vera natura del testo, il significato ed il contenuto, semplicemente come lo si può leggere. Quindi meno male che sei stata stuzzicata da fonti esterne  Linguaccia sennò non avremo mai saputo dell'esistenza del libro in questione.
P.s. anche oggi sono in vena di colore!!!!!


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« Risposta #22 inserita:: 07 Febbraio 2007, 22:01:09 »

bhè ne racconto pure io una... la conoscete quella delle tre piume?



C'era una volta un re che aveva tre figlioli. Due erano svegli e arditi, ma il terzo, ingenuo e sempre trasognato, veniva giudicato un buono a nulla ed era soprannominato Sempliciotto. Il re li amava tutti allo stesso modo, e quando si sentì vecchio e debole temendo di essere vicino a morire, fu molto perplesso perché non sapeva a quale dei suoi tre figli lasciare la corona e il regno. Allora li chiamò e disse:
- Figli miei, uno di voi dovrà diventare re dopo di me, ma non so chi designare. Ho deciso perciò, di mettervi alla prova: partite, e andate in giro per il mondo a cercare un tappeto. A colui che riuscirà a portarmi il più bello, darò il trono.
- Ho sentito dire che i tappeti più belli si trovano in oriente - disse con baldanza il figlio maggiore. - quindi, come primogenito, è mio diritto partire subito per l'oriente.
- Niente affatto! - rimbeccò il secondogenito. - per l'oriente invece, partirò io.
Il re, affinché non si accendesse tra loro alcuna disputa e non si creassero dei malcontenti, disse:
- Calma, calma! Sarà la sorte a decidere per voi: ecco qui tre piume. Scenderemo in giardino e il le getterò al vento; ciascuno di voi ne seguirà una.
Scesero in giardino e il re gettò all'aria le tre piume. Il vento trasportò la prima verso oriente, la seconda verso l'occidente, e la terza, dopo essersi vibrata un po' per l'aria, si posò a terra. Era la piuma di Sempliciotto e i due fratelli risero vedendo il minore condannato a rimanere lì dov'era.
Quando il re fu rientrato a casa, il povero Sempliciotto sedette malinconicamente sull'erba e raccolse la piuma. Allora vide che, proprio nel posto dov'essa si era posata, c'era un anello di una botola. La sollevò e scoprì una scaletta che sprofondava sotto terra.
Subito incominciò a discendere. Giunse così a una porta, bussò e udì una voce che cantava:
" Verde, verde ranocchia gamba secca piccolina, presto va a guardare chi qui dentro vuole entrare ".
La porta si aprì; Sempliciotto entrò e vide una grande sala dove sedeva una ranocchia vestita da regina, che portava una corona d'oro. Intorno a lei stavano molte ranocchiette giovani.
- Benvenuto - disse cortesemente la ranocchia. - che cosa vuoi?
Stupito ed imbarazzato, Sempliciotto raccontò le sue vicende e la rana, quando seppe che il giovane cercava il tappeto più bello del mondo, incominciò a cantare: " Verde verde ranocchina gamba secca piccolina, porta presto qui da me la gran scatola da re "
Subito una ranocchietta uscì dalla sala e ritornò poco dopo con una scatola d'oro tempestata di gemme. La regina l'aperse e ne tolse un tappeto meraviglioso, intessuto di fili di tutti i colori.
Sempliciotto lo prese, ringraziò calorosamente e risalì; rimessa la botola al suo posto, entrò nella reggia.
Anche i due fratelli erano di ritorno. Essi avevano pensato: " Abbiamo già vinto la prova, perché Sempliciotto non troverà tappeti in mezzo all'erba! Basterà che noi prendiamo uno straccio qualsiasi e il regno sarà nostro".
Perciò si accontentarono di rubare due scialli che videro stesi al sole davanti alla capanna di un pecoraio e tornarono indietro subito.
Ma quando Sempliciotto si inginocchiò davanti al padre e gli presentò lo stupendo tappeto, diventarono verdi per la rabbia.
- Come avrà potuto fare ?- si domandavano l'un l'altro increduli e invidiosi. - Ma dove sarà mai andato a trovare una meraviglia simile ?
appena lo vide, il re rimase stupefatto e sentenziò:- Il regno tocca di diritto al più giovane di voi.
Allora i due fratelli maggiori incominciarono a protestare :
- La prova non vale perché noi non l'avevamo presa sul serio. Vogliamo ritentarla.
Il padre acconsentì; scesero ancora una volta in giardino e il re getto al vento le tre piume dicendo:
- Seguitele. Io lascerò la corona a quello di voi tre che mi porterà l'anello più bello.
Le piume dei due fratelli maggiori volarono, una verso oriente, l'altra verso occidente e quella di Sempliciotto si posò sull'erba, come la prima volta.
- Non troverà gioielli in terra ! - risero i due giovani. - Nessuna paura, dunque. Basterà un anello di ottone per vincere la gara.
Si allontanarono appena, acquistarono per pochi soldi un anello di similoro e tornarono indietro.
Sempliciotto sollevò la botola e scese la scaletta. Giunto davanti alla regina delle rane, la salutò rispettosamente e raccontò i casi suoi, come la prima volta.La rana cantò la solita canzoncina e la ranocchia sparì per ritornare poco dopo con una scatola d'oro. Da quella la regina tolse un anello di brillanti che sfavillava come una stella.
Felice, il giovane risali, e presentato l'anello a suo padre, vinse facilmente la prova, mentre i due fratelli stringevano i pugni per la collera.
- La corona spetta a Sempliciotto - proclamò ancora il re.
E ancora i fratelli protestarono: - Ripetiamo la prova.
- Va bene - disse il re. - Salirà al trono colui che mi porterà la sposa più bella.
Furono lanciate le piume, e per la terza volta quella di Sempliciotto si posò sull'erba.
I due fratelli si allontanarono ridendo, chiesero in moglie le prime contadinotte che incontrarono e tornarono indietro.
Sempliciotto scese la scaletta sotterranea, ma era molto scoraggiato. Pensava che questa volta la regina delle rane quasi certamente non avrebbe potuto aiutarlo.
Ma la regina non si sgomentò udendo la domanda: dalla scatola d'oro tolse una carota fatta come una carrozzina e strascinata da sei topini; prese la ranocchietta damigella e la mise nella carrozza. Poi agitò lo scettro: subito la carrozza divenne un cocchio d'oro, i topini si trasformarono in sei magnifici cavalli bianchi e la ranocchietta diventò la più bella fanciulla che si potesse immaginare.
Quando arrivarono a palazzo e il re vide la fanciulla esclamò :
- Il trono spetta a Sempliciotto.
I due fratelli allora tentarono un ultimo espediente. Appesero al soffitto un cerchio e dissero:
- Sarà regina la fanciulla che riuscirà a saltarlo.
Ma la sposa di Sempliciotto, che era stata una ranocchia, balzò attraverso il cerchio come se volasse, mentre le altre due spose caddero a terra come sacchi di patate.
Sempliciotto divenne re e regnò saggiamente per tutta la vita.

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« Risposta #23 inserita:: 08 Febbraio 2007, 07:34:10 »

 fiori   Ciao, Anastasia.    Sì, quella fiaba io l'avevo letta proprio 2 gg. fa.          Non è neanche male!
Ciao !            Alla prossima.            :-)
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« Risposta #24 inserita:: 16 Febbraio 2007, 20:44:07 »

Questa fiaba me la raccontavano da bambino, ed io a sua volta l'ho raccontata a molti altri bambini...

POLLICINO
di
Jakob e Wilhelm Grimm





Moltissimo tempo fa, quando si filava ancora la lana, nelle campagne vivevano due poveri contadini, marito e moglie. Sebbene fossero molto poveri, desideravano moltissimo d'avere un figlio.
- Pensa, moglie mia - sospirava l'uomo - come la casa sarebbe più allegra se ci tenesse compagnia vicino al fuoco un bel bambino!
- Ahimè! Marito mio - rispose la moglie fermando il suo arcolaio - anche io ne sarei molto felice.
Anche se fosse molto piccolo, guarda, non più grande del mio pollice, l'accoglierei con gioia.
Qualche mese dopo, con loro grande felicità, nacque un figlio.
Era ben fatto ed aveva una bella voce, ma di taglia piccolissima, non più grande dell'unghia di suo padre.
Il ragazzo non divenne mai grande.
Aveva un'intelligenza viva, era anche molto abile, riusciva in tutto quello che si attingeva a fare.
I suoi genitori, anche se in un primo tempo si erano preoccupati, si erano presto adattati alla sua piccola statura e lo avevano soprannominato con affetto Pollicino.
Vegliavano su questo piccolo uomo che avevano tanto desiderato, affinché non gli mancasse nulla.
Un giorno suo padre, mentre si apprestava a partire per abbattere alcuni alberi, sospirò:
- Se avessi almeno qualcuno che mi aiutasse a condurre la carretta!
- Papà! - gridò Pollicino - Lasciatemi guidare la carretta da solo. Vi raggiungerò nella radura e voi intanto guadagnerete tempo.
- Ma tu sei piccolo! - esclamò il padre sorridendo - Come potrai guidare il cavallo e prendere le redini?
- Ho un'idea - gridò il piccolo uomo - la mamma attaccherò il cavallo, poi mi isserà fino all'altezza della testa ed io scivolerò all'interno del suo orecchio. Il cavallo mi conosce bene e non avrà certamente paura, così io lo guiderò al luogo dove avrai tagliato la legna.
Il padre diede infine il suo consenso, la madre attaccò il cavallo.
Il ragazzo lo guidò come un vero carrettiere, fermandosi saggiamente agli incroci.
Quando fu in vista della radura incrociò due stranieri che chiacchieravano. Poiché udirono una voce essi si voltarono.
- Hoo! Hoo! Là! Là! Stiamo per arrivare mio bravo Zeffiro - gridò in quel momento Pollicino ben nascosto nel suo strano nascondiglio.
- Sangue di Bacco! Sto sognando! - disse uno dei due - una carretta che se ne va da sola: si sente la voce del guidatore e non si vede nessuno.
- Seguiamola, non c'è dubbio che si tratta di qualche stregoneria.
Il pesante veicolo si fermò di colpo davanti alla catasta di legna.
Davanti agli occhi dei due curiosi il contadino s'avvicinò al cavallo e gli tolse dall'orecchio il minuscolo omino che, tutto vispo, venne a sedersi su un fuscello di paglia a qualche metro dai due uomini.
Nel vedere questo personaggio in miniatura così audace e pieno di risorse, i due uomini ne rimasero colpiti.
Alla fine uno dei due s'avvicinò al contadino e gli disse:
- Brav'uomo, vendeteci vostro figlio. Gli faremo guadagnare una fortuna facendolo vedere nelle fiere dei grandi villaggi.
- Vendere il mio caro figlioletto? Non se ne parla nemmeno. - rispose indignato il contadino.
Ma Pollicino, approfittando della distrazione dei due compari, occupati a contare i loro scudi, gli sussurrò:
- Papà, accetta il denaro di questi due furfanti che vogliono sfruttarmi, io scapperò prestissimo, te lo prometto.
Il brav'uomo, con il cuore un po' grosso, lo vendette quindi per due bei scudi d'oro.
Rapidamente saltò sulla falda del vestito di uno dei due compari, s'arrampicò sulla sua spalla e infine s'installò sul bordo del suo cappello.
Camminarono così tutta la giornata e allorquando arrivarono al bordo di un campo appena mietuto, Pollicino all'improvviso gridò:
- Lasciatemi scendere a terra, vedo laggiù un coniglio selvatico preso al laccio, con il quale potremo fare un buon pranzo. Ve lo mostrerò.-
Allettato e senza alcun sospetto, l'uomo lo posò in terra.
Agile come un'anguilla, Pollicino si infilò nel buco di un topo campagnolo gridando:
- Buona sera signori e buon viaggio, ma senza di me.-
Furiosi i due uomini se ne partirono imprecando. Pollicino decise di attendere l'alba al riparo di un guscio vuoto di lumaca.
Dormiva profondamente quando un brusio di voci lo svegliò.
Due ladri si erano fermati a due passi da lui.
Uno di loro diceva:
- Come potremo rubare a questo ricco prete?
- Vi dirò io come fare - gridò molto forte Pollicino - portatemi con voi e io vi aiuterò. Abbassate gli occhi, sono qui vicino.
- Come, sei tu, piccolo diavoletto, che pretendi d'aiutarci? - dissero i due ladroni scoppiando a ridere.
- Io scivolo con facilità tra le sbarre della camera del prete - spiegò Pollicino - poi, una volta entrato, vi passo tutto quello che volete.
- Tu non sei uno stupido - disse uno dei due uomini collocandolo sulla sua spalla - che la fortuna ci assista, ma affrettiamoci perché si sta alzando la luna.
Arrivati al presbiterio, Pollicino vi entrò e si mise a gridare:
- Volete tutti i luigi d'oro e i lingotti d'argento?-
Stupiti i ladri lo supplicarono immediatamente di parlare a voce bassa, perché un tal chiasso rischiava di svegliare il prete.
Ma Pollicino fece orecchie da mercante ai consigli dei due banditi e gridò a gran voce:
- Decidetevi perdiana! I quadri e l'argenteria vi interessano o no?-
La cuoca che aveva il sonno leggero, udendo quel beccano, scese dal letto, accese la candela alle braci del focolare e si precipitò in direzione dell'ufficio.
Quando entrò nella stanza la trovò vuota.
I ladri, spaventati, erano fuggiti da sotto la finestra, mentre Pollicino, tutto tranquillo, si era rifugiato in una mangiatoia del granaio vicino.
La brava donna, rassicurata, tornò a dormire.
Al mattino, all'alba, la serva incaricata di dar da mangiare alle bestie s'impossessò di una bracciata di fieno per nutrire le mucche. Quella che aveva il vitellino ad allattare si gettò avidamente sulla mangiatoia e, hop! Pollicino, svegliatosi, fu precipitato fino in fondo allo stomaco nauseabondo del ruminante che ingurgitava grosse quantità di fieno.
- Basta fieno, basta erba! Soffoco! - gridò Pollicino.
Presa da gran spavento nel sentire la mucca parlare, la povera serva cadde riversa chiamando il prete al soccorso.
- Miio braavo papa..drone, la la.. nos...tra mu..mu...mmucca paarla que..que..sta mamaa..ttina! - balbettò la brava donna.
- Vediamo, figlia mia, voi sognate! - gridò stupito il prete alzando la sottana nella stalla tutta sporca.
Ma la voce risuonò di nuovo. Il prete si fece subito il segno della croce. - E' senza dubbio una manovra del diavolo.
Cosparse abbondantemente d'acqua santa la stalla, la mucca e la serva.
Dopodiché (non si è mai troppo prudenti) decise di far abbattere l'animale perché continuava ostinatamente a gridare.
Effettivamente Pollicino aveva paura di morire soffocato.
La povera mucca fu dunque sacrificata e il suo stomaco fu gettato in un mucchio di detriti. Pollicino soffrì molto ad uscire da quel ventre maleodorante. Finalmente respirò il suo primo sbuffo d'aria fresca, sennonché un lupo affamato inghiotti lo stomaco della mucca ed il suo contenuto.
Ecco di nuovo il nostro sfortunato piccolo uomo in un nuovo nascondiglio poco confortevole ed inoltre tutto buio.
Egli quindi mormorò:
- Caro lupo, nell'ultima casa del villaggio c'è una dispensa ben fornita. Quando arriva la notte entra dentro dal tubo di scarico, potrai così riempirti la pancia a sazietà.
- Questo lungo digiuno - borbottò tra se il lupo - mi dà allucinazioni, infatti sento alcune voci... bah! Il consiglio non è poi così cattivo, seguiamolo.
Lo seguì così bene che quando volle andarsene il suo ventre troppo pieno gli impedì di passare attraverso il tubo.
Era rimasto in trappola.
Pollicino si mise subito a gridare, mettendo in subbuglio la casa:
- Caro papà, ammazzate questo lupo che mi tiene prigioniero nella sua pancia!-
Così avvenne e Pollicino ritrovò i suoi genitori felici di rivederlo.
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« Risposta #25 inserita:: 17 Febbraio 2007, 06:46:22 »

Si, bella, nè, la fiaba di POLLICINO ?          :-)     

Anche se io ricordo un'altra versione...       Già nella mia raccolta a casa di fiabe dei Grimm la storia è un po' diversa da questa.     
Ma io ricordavo un Pollicino che aveva tanti fratelli e che, dopo il loro abbandono causa mancanza di mezzi di sostentamento, si ritrovano da qualche parte a casa di un gigante, dove Pollicino poi, indossando gli stivali enormi del gigante va a cercare la salvezza per tutti. Chissà dove si trova tale versione. 
Io sono proprio cresciuta con la cultura delle fiabe dei Grimm e di Perrault:    più che mio padre, che ci riuniva tutti su un gran lettone e che INVENTAVA le storielle più strane, le fiabe le ho apprese durante gli anni della scuola materna ed elementare.

Questa favola (cioé quella che mi ricordavo io)  mi fa venire in mente UNA fiaba ITALIANA, citata da Italo Calvino.     Non ne ricordo più il titolo, ma anche lì c'era uno specie di omaccione (forse chiamato l'ORCO..? Oppure il Grifone?) che scovava i ragazzini in casa, perché sentiva  'odor di cristianucci'.           Esclamava: "Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!"

Qualcuno di sicuro se ne ricorderà, credo.

Anche in siciliano 'cristiani' sta semplicemente per 'uomini'.   
« Ultima modifica: 17 Febbraio 2007, 08:20:12 da lia » Registrato

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« Risposta #26 inserita:: 17 Febbraio 2007, 11:44:56 »

Qualcuno mi vuole spiegare perchè nella versione di Cappuccetto Rosso scritta da Perrault, la protagonista e la nonnina muoiono mangiate dal lupo cattivo?
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« Risposta #27 inserita:: 17 Febbraio 2007, 17:31:13 »

A Sgamo 56:

francamente io mi ricordavo la versione, dove il cacciatore uccide il lupo, dopodiché estrae, dalla sua pancia, Cappuccetto Rosso e... anche la nonna.
Vedrò se posso aiutarti.
Devo controllare, ma non è detto che sappia risponderti.        Boh!
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« Risposta #28 inserita:: 17 Febbraio 2007, 17:55:48 »

A SGAMO56:

Ho appeno rivisto la versione di questa fiaba nella raccolta dei fratelli GRIMM e lì, infatti, è il cacciatore che libera Cappuccetto Rosso e la nonna dalla pancia del lupo.

Esitono, cmq, tante versioni diverse delle varie fiabe. Non so se è avvenuto perché prima, come tradizione orale, i fatti venivano alterati nei racconti o se, magari, era per altri motivi.

Ho qui a casa pure una versione scolastica 'Racconti di mamma Oca' di Charles Perrault e, infatti, lì Cappuccetto Rosso finisce semplicemente mangiata dal lupo e basta.           Credo che vuole essere qui una fiaba più 'moralistica', perché il capitolo finisce proprio con la seguente

MORALE   
La novella dimostra chiaramente :
Che i fanciulli - e in ispecie le bambine,
Belle, vispe e carine -
Hanno torto a dar retta a ogni sorta di gente.
Così accade tuttora
Che il Lupo tante e tante ne divora!....
State attente, ragazze...
Ci son dei lupi di tutte le razze!...
Ne conosco di quelli sì discreti,
Docili, compiacenti, mansueti.
Che senza esprimer nulla;
Sperando di farla persuasa ;
Dando la caccia a una bella fanciulla.
In piazza, alla finestra, in chiesa, in casa,
E perfin nella camera da letto...
In lor non si riscontra alcun difetto;
Garbati in vista, onesti e graziosi...
Son quelli i lupi più pericolosi!...
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« Risposta #29 inserita:: 17 Febbraio 2007, 21:23:01 »

Grazie 
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